9 aprile 2010

appello regolarizzazione

Cari amici,
ricevo da Gianfranco Schiavone il messaggio appeso qui sotto, e lo giro volentieri.

Dal link http://www.firmiamo.it/sanatoriatruffa2009 e' possibile firmare l'appello di cui parla il messaggio.

Cordiali saluti
sergio briguglio


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Alla c.a. degli enti, delle associazioni e dei sindacati in indirizzo

Oggetto: gravi problematiche legate alla procedura di emersione ex L. 102/09 - appello nazionale

Cari tutti, come è noto dopo una iniziale parentesi caratterizzata da confusione e da procedure difformi nelle varie città, gli sportelli unici per l'immigrazione presso le Prefetture hanno iniziato ad avviare delle procedure di rigetto delle domande di emersione di lavoratori stranieri (con immediata esecuzione degli allontanamenti degli stranieri con accompagnamento coattivo alla frontiera da parte dei relativi Questori) in ragione del "parere negativo" espresso dalla PS per presunta sussistenza di un motivo ostativo alla regolarizzazione; di che si tratta? E noto che l'art. 1 ter L. 102/09, al comma 13, lett. c) prescrive che non possano essere ammessi alla procedura di emersione prevista dalla stessa legge gli stranieri che "risultino condannati, anche con sentenza non definitiva, compresa quella pronunciata anche a seguito di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell'art. 444 del codice di procedura penale, per uno dei reati previsti dagli artt. 380 e 381 del medesimo codice". Ebbene, secondo l'interpretazione della norma data da una circolare della direzione centrale di PS a forma del capo della polizia, Manganelli, rientrerebbe nell'ambito dell'art. 381 c.p.p. la prima figura di reato prevista dall'art. 14 comma 5 ter che punisce con la reclusione da uno a quattro anni, lo straniero che senza giustificato motivo permane illegalmente nel territorio dello Stato in violazione dall'ordine impartito dal Questore di allontanarsi dal territorio nazionale entro cinque giorni.

In molti riteniamo l'interpretazione proposta errata nonchè in contrasto con la ratio stessa della L. 102/09. Infatti la sanzione prevista per l'inottemperenza all'ordine di allontanamento del Questore si di cui all'art. 14, comma 5 ter e quinquies del D. Lg. 286/98 si pone in rapporto di specialità rispetto alle disposizioni di cui agli artt. 380 e 381 c.p.p. e non è in alcun modo riconducibile alle cause ostative indicate nella stessa L. 10209


Al di la degli aspetti più strettamente tecnico-giuridici, non può sfuggire che ci troviamo di fronte ad una interpretazione strumentale ed ingannevole nella quale lo stravolgimento dei principi di uguaglianza, proporzionalità e ragionevolezza della norma pare evidente.

Come non vedere che non ha alcun senso distinguere tra coloro che erano stato espulsi (sulla carta) una sola volta da coloro che lo sono stati (sempre sulla carta) più volte. Come non vedere che questa differenza tra situazioni identiche è del tutto casuale ed è legata alla maggiore visibilità di alcuni rispetto ad altri a causa del colore della pelle o alla povertà? Come possiamo non notare che tutta questa vicenda ha il sapore di una beffa nei confronti di chi- lavoratori e datori di lavoro- ha creduto nella legalità, aderendo alla regolarizzazione? Come possiamo tacere, infine, se il messaggio che emerge è che fidarsi delle autorità è sciocco, che conviene sempre rimanere invisibili, far lavorare in nero, non pagare le tasse, in nome della convinzione tutta italiana che sia l'illegalità a premiare?

Mi auguro che a nessuno sfugga che le conseguenze di questa vicenda sono drammatiche poichè certamente migliaia di lavoratori stranieri che sono appunto emersi, verranno rigettati nella clandestinità; anzi, verranno subito realmente espulsi (contribuendo così ad alzare, fittizziamente, il misero numero di espulsioni che vengono oggi eseguite) giacchè hanno avuto la sventura di "autoconsegnarsi". Non meno gravi sono le conseguenze sul piano politico ed etico; la spinta verso la criminalizzazione dei cittadini stranieri, in ragione della loro mera esistenza, riceverà un nuovo impulso, mettendo una autentica pietra tombale su ogni futuro provvedimento di regolarizzazione, qualsivoglia sia il suo contenuto, ancorchè positivo (chi sarà così sciocco da aderire in futuro ad una sanatoria, dopo avere toccato con mano le conseguenze di questa regolarizzazione-truffa?)

Sul piano legale in molti TAR si stanno incardinando dei ricorsi avverso i decreti di rigetto delle domande che da pochi giorni hanno iniziato a prodursi.

Sul piano politico-culturale segnalo che è partito un appello nazionale dal titolo "Per una scelta di equità e giustizia" firmato da numerosi intellettuali, scienziati, artisti, giuristi etc.
L'appello è stato presentato per la prima volta a Trieste appena prima di Pasqua (in quanto in quella città si è manifestata per prima una attenzione a questo tema), ma l'appello ha una dimensione ed una diffusione nazionale. Si stanno raccogliendo le firme tramite la piattaforma http://www.firmiamo.it/sanatoriatruffa2009/ Sulla piattaforma è possibile ascoltare un intervento interessantissimo di Moni Ovadia sul tema.

L'appello ha dei primi firmatari (colgo l'occasione per ringraziare Soldini che so avere aderito) ma non ha certo dei padri gelosi; al contrario, la richiesta che faccio, anche a nome dell'ASGI, e a fare proprio l'appello, caricandolo sui propri siti e diffondendolo da parte delle varie organizzazioni, sindacati enti etc raccogliendo sia firme di comuni cittadini (il meccanismo automatico informatizzato in questo senso è ottimale), sia raccogliendo adesioni di maggiore visibilità in modo che, nell'arco di un paio di settimane, passata la prima presentazione triestina possa prodursi una grossa iniziativa nazionale, stabilendo insieme le modalità più opportune

Un caro saluto

Gianfranco Schiavone (ASGI)

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